martedì 10 giugno 2014

BLOGTOUR: Nella Tela del Tempo - INTERVISTA a Barbara Nalin


Fantasia, mistero, giallo, sentimento sono gli elementi portanti del romanzo "Nella tela del tempo", ma è il tempo la parola chiave di tutta la vicenda. Il tempo che sconvolge, che unisce, divide e poi riunisce. Il tempo che cambia anche gli affetti.
La vicenda inizia nel 2012 a Los Angeles, protagonista Melita, una giovane fotografa che viene inviata a Malta, nella sua terra d'origine, per fare un reportage di un corso che si terrà nel mulino appartenente alla sua famiglia, nell'isola di Comino. La missione ha un fine tanto velato quanto allettante: pare che il vecchio mulino custodisca un segreto legato ai Cavalieri di Malta, in particolare a delle tele che avrebbero il potere di cambiare la realtà a piacimento di che le utilizza. Tra continui incursioni temporali, tra passato e presente, il lettore si immergerà nel leggendario mondo dei Cavalieri di Malta, ne apprezzerà i valori portanti dell'antica società, valori che ancora oggi meritano rispetto e condivisione e che rappresentano, almeno in parte, la via d'accesso a quel mondo lontano e misterioso per i personaggi del XXI secolo. Romantiche storie d'amore e d'avventura che si intrecciano in tempi lontani e sentimenti che si riscoprono autentici e inalterati a distanza di secoli, patimenti e sofferenze disumane, amori che commuovono, misteri ed enigmi irrisolti. Come una mosca può intrappolarsi fino all'estremo nella tela di un ragno, così, così l'uomo può rimanere schiavo della tela del tempo, di un tempo non suo, estraniante e sconvolgente, che può condurlo alla definitiva scomparsa o alla sua rigenerazione. 


In occasione del #blogtour, oggi vi presento Nella Tela del Tempo di Barbara Nalin, che ho avuto il piacere d'intervistare ^.^



Prezzo 2,99 euro

Link ad Amazon

Genere: fantasy, mistero





Ecco come gentilmente Barbara ha risposto alle domande che le ho posto :

  1. Scaldiamoci parlando un po' di te: cosa vuoi raccontarci? 
    Ho 43 anni, sono laureata in Lingue e Letterature Straniere e nella vita faccio principalmente la mamma. Prima di diventare “mamma”, sono stata accompagnatrice turistica per viaggi studi, addetta al check in per l’aeroporto di Villafranca e responsabile di un ufficio estero in una ditta che produceva lastre per la stampa offset. Amo leggere, (ovviamente!), casa mia è stracolma di libri, ne ho dappertutto, e visto che sono una persona molto disordinata, ce ne sono sul tavolo in soggiorno, per terra, accatastati nelle librerie... Mi piace ascoltare la musica pop e R&B, che mi accompagna anche quando scrivo e poi adoro andare al cinema, preferisco il genere fantasy e dopo aver letto un libro fantasy, sono curiosa di vedere se la trasposizione cinematografica corrisponde al romanzo.
  1. Come hai deciso di scrivere e perché proprio questo romanzo? Hai altre pubblicazioni alle spalle? 
    La scrittura è arrivata tardi nella mia vita, o meglio, c’è sempre stata solo che non ne ero consapevole. La mia famiglia è sempre stata una famiglia che mi piace definire “razionale”, dove ogni cosa veniva incasellata e dove non c’era spazio per la creatività. Ricordo che da bambina amavo dipingere, ma né mia madre né mio padre mi hanno mai assecondato in quel senso, sono quindi cresciuta in un ambiente dove la parola “fantasia” non rientrava nel vocabolario. Poi, quando avevo 24 anni, è morta mia nonna materna e un pomeriggio, mentre aiutavo mia madre a sistemare le sue cose, ho scoperto un quaderno colmo di poesie. Erano tutte poesie d’amore che mia nonna aveva scritto per mio nonno morto in giovane età ed erano bellissime! Non so, ma è stato lì, che è iniziato il mio avvicinamento alla scrittura. Questo romanzo è nato da un’idea di Tiziana Recchia, la life coach che ha curato la parte dell’aspetto valoriale del libro, che un pomeriggio mi ha chiamato a casa e mi ha chiesto se avevo voglia di scrivere un altro romanzo. Sì, ho già pubblicato due libri, nel 2000, “Il colore nella casa” con mio marito che è architetto e nel 2007 “I Guerrieri dell’Arcobaleno e la Profezia di Vallecolore” un romanzo fantasy per adolescenti con una casa editrice di Verona.
  1. *Nella Tela del Tempo* ha come punto nevralgico i Cavalieri di Malta. Come hai conosciuto l'ordine e perché hai deciso di utilizzarlo per il tuo romanzo? Quanto hai dovuto documentarti per riuscire a trattare l'argomento?  A dire la verità è stata una serie di coincidenze: avevo scelto come ambientazione l’isola di Malta dove ero stata per un soggiorno studio all’età di 18 anni, la conoscevo bene e mi sentivo sicura di poterne egregiamente trattare l’argomento e poi mi era rimasta nel cuore... A questo punto avevo bisogno di un mistero che affondasse le radici nel passato, così ho fatto una ricerca in internet e ho letto della storia di questi cavalieri di cui si sa poco o niente. Conosciamo benissimo i Cavalieri Templari, ma quando chiedi a qualcuno notizie dei Cavalieri di Malta, tutti ti guardano con la bocca spalancata e lo sguardo perso. Poi, una sera mio marito è tornato a casa con un piccolo libro sulla storia dei Cavalieri di Malta e ho incominciato a leggerlo, ero affascinata e rapita dagli avvenimenti dell’assedio turco, così ricco di passione, proprio come piace a me! La documentazione è stata lunga, mi piace la “precisione” e volevo che le parole che mettevo in bocca ai miei cavalieri fossero proprio quello che loro avevano detto in quella circostanza.
  1. Saltare a livello temporale all'interno di un romanzo è una tecnica narrativa tanto efficace e affascinante quanto pericolosa per chi scrive. Hai avuto difficoltà in tal senso? Se sì, quali? Un mare di difficoltà, ad essere sincera. In effetti, quando ho fatto la prima stesura, il finale del romanzo era completamente diverso. Poi ho dato il libro in mano a degli editor che mi hanno fatto notare che c’era un problema con il “paradosso temporale”, senza però spiegarmi come fare. Così, ho messo da parte il libro e ho incominciato a fare delle ricerche in tal senso, mi sembrava di impazzire, non riuscivo a sbrogliare il bandolo della matassa, quand’ecco che trovo due libri, rispettivamente del 1969 e del 1970: “Il Paradosso del passato” di Robert Silverberg e “Indietro nel tempo” di Jack Finney, questi due romanzi mi hanno aperto gli occhi! Mi hanno aiutato anche le continue “discussioni” con mio marito che mi diceva: “No, non puoi scrivere così, perchè...”, mi è stato veramente prezioso. Quando ho ripreso in mano il romanzo avevo tutto chiaro e sapevo come cambiare il finale. Anche se qualcuno, in una recente recensione, ha obiettato che i cultori del viaggio del tempo, potrebbero obiettare che mi sono persa un paio di paradossi temporali! Cosa posso dire? Che ho fatto del mio meglio e come ha detto Elena di Fazio, colei che mi ha fatto notare questa discrepanza, “... detto questo, il romanzo non è di genere fantascientifico, quindi non è destinato ad appassionati di viaggi nel tempo.”
  1. Cosa deve avere secondo te un buon giallo per essere tale?   
    Un buon giallo per essere tale deve fare in modo di non far capire chi è l’assassino fino alle ultime pagine, come quelli di Agatha Christie. E deve oltremodo creare “suspence” e mistero.
  1. Si può dire che *Nella Tela del Tempo* sia anche un romanzo d'avventura? 
    Per rispondere a questa domanda sono andata a cercare in internet la definizione di romanzo d’avventura e ho trovato questa dicitura su wikepedia: “Il romanzo di avventura è un genere letterario che nasce nel XVIII secolo e che narra di viaggi in terre lontane e quindi celebra il coraggio e l'ingegno umano. L'incontro fra diverse culture offre uno spunto per riflettere e criticare la società in cui l'autore vive, ma anche per esaltarne i valori.” Queste parole riassumo proprio il mio romanzo, ci sono il viaggio in terre lontane che io ho identificato nel viaggio nel tempo, il coraggio, l’ingegno umano e sicuramente i valori.
  1. Qual'è la tua posizione riguardo l'editoria italiana? Cosa pensi delle nuove realtà che si stanno affermando sul mercato? 
    Non ho nessuna posizione particolare, nel senso che non faccio parte di quella schiera di autori che dice che le grandi case editrici preferiscono andare sul sicuro e pubblicare già autori noti e affermati all’estero. Penso che sia solo una scusa che ognuno di noi si crea per non voler ammettere i propri limiti. Non nego che ho provato anch’io a entrare a far parte della scuderia di una grande casa editrice di Verona con il mio secondo romanzo e posso assicurare che l’hanno letto perché l’editor di quel tempo, mi ha scritto una lunga e-mail, massacrandolo e dicendomi che non avevo niente di originale e che potevo anche abbandonare il mestiere di scrittrice perché non sarei arrivata da nessuna parte. Ci sono rimasta malissimo, senza ombra di dubbio e per un attimo ho addirittura pensato di chiudere tutto a chiave in un cassetto, ma poi ho trovato quest’altra casa editrice sempre di Verona, che ha creduto in me e devo dire che ho ricevuto tanti apprezzamenti positivi. Non è diventato un best seller, ma mi ritengo abbastanza soddisfatta. Cosa penso delle nuove realtà? Beh, che sono un’ottima possibilità per chi non riesce a trovare un editore e per noi autori che non dobbiamo più sottostare ai ricatti degli editori a pagamento per vedere pubblicata la nostra opera. Sento dire ovunque che con il self-publishing tutti adesso pubblicano, ma io mi domando: e allora dov’è il problema? Tanto la selezione c’è in ogni caso, è il pubblico dei lettori a farla!
  1. Leggo dalla presentazione su Amazon: "Il tempo che cambia anche gli affetti". Puoi anticiparci qualcosa? 
    Questa frase è riferita principalmente al mio protagonista maschile, Simon, che compie una determinata azione nel passato per sua moglie e quando arriva nel nostro tempo, i suoi sentimenti cambiano completamente.
  1. Riusciresti a descrivere in tre aggettivi il tuo approccio alla scrittura?  
    Non ho uno schema prefissato, non è che mi dico: “Ora voglio scrivere una storia fantasy e comincio a battere sulla tastiera del computer”. No, non è affatto così! Si tratta più che altro di sensazioni, che ti lavorano dentro, che ti rimescolano dentro giorno dopo giorno... Delle volte mi sveglio nel cuore della notte e dico: “Ecco, ce l’ho!” Quando poi ho l’inizio e la conclusione del romanzo, (so sempre come iniziare e so sempre come finirà), lascio che siano i personaggi a narrarmi la loro storia.
  1. Concludiamo alla grande: hai tre righe a disposizione per convincere qualcuno che non ha mai letto il genere a comprare il tuo romanzo. 
    Leggetelo perché come ha detto una mia amica, vi terrà incollati alla sedia, perché l’attenzione del lettore non scema mai e perché, in una società come la nostra, di decadimento morale, attraverso la simbologia valoriale, potreste riscoprire, come dice la scrittrice Anna Valeria Cipolla d’Abruzzo, (che mi ha curato un’altra recensione), la capacità di vivere in armonia con voi stessi, con gli altri e con il mondo circostante appunto mediante il giusto utilizzo di virtù.

Grazie ^.^

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